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Un suono, una vita: Musicoterapia in gravidanza

Ogni donna vive la gravidanza in modo unico ed irripetibile: con un proprio vissuto, le proprie esperienze, le proprie pulsioni ed una educazione culturale e morale. Questo delicato momento rappresenta,  per la donna , una verifica del proprio sentimento d’identità: le continue modifiche del corpo portano la futura madre a re-identificarsi, e in parte esse “rimodellano” la percezione del sé corporeo. Un contributo fondamentale è fornito dall’inserimento della Musicoterapia all’interno dei percorsi di preparazione alla nascita.

Con il suono, l’improvvisazione, il canto, la gestante “rivive”  la sua storia, la sua situazione attuale, elabora i suoi stati d’animo, attivandosi in un percorso di maggior consapevolezza di sé e costruendo spazi mentali di accoglienza del futuro bambino. L’obiettivo fondamentale della Musicoterapia in gravidanza è proprio quello di sollecitare e accompagnare l’istaurarsi di una buona relazione madre-bambino. Il corpo è il primo strumento a disposizione della donna per comunicare con il proprio  figlio, per questo  nella Musicoterapia in gravidanza  si da molta importanza al vissuto corporeo della futura madre.

Il bambino, conservando quindi una “memoria” del vissuto prenatale, è in grado di recepire le sollecitazioni esterne, che riconoscerà dopo la nascita. Negli incontri,  i genitori iniziano a  mentalizzare il proprio figlio come “altro da sé”: una persona che sviluppa le sensorialità già nella vita intrauterina,capace di ascoltare e di rispondere. La Musicoterapia in gravidanza ed in particolare il modello Benenzon, si basano su un obiettivo primario, ovvero facilitare la relazione madre-bambino attraverso la comunicazione corporo-sonoro-non verbale, che è la prima ad instaurarsi tra loro ed a proseguire anche dopo il parto, al fine di prevenire problematiche di interazione tra il nascituro e la madre stessa.

Il Professor Rolando Benenzon si sofferma sul valore preventivo di interventi con la musica ed il suono in gravidanza, perchè grazie a questi la madre può essere maggiormente consapevole della recettività del bambino, così come può identificare nel sonoro l'oggetto intermediario della relazione. Il Musicoterapeuta e la Musicoterapia sono il “facilitatore” e il “facilitante” della relazione madre-feto, che si sviluppa in un contesto non verbale, e che inizia sin dall’epoca del concepimento. Lo stato emotivo della mamma e del feto sono strettamente collegati, e si mantengono anche dopo la nascita. Attraverso il movimento il bimbo può comunicare alla madre un suo disagio, “i suoi gusti”(ad esempio in casi di maggiore stress emotivo materno, il feto aumenta la motricità, oppure scalcia se la madre si trova in ambienti troppo rumorosi…).

                       

Il nascituro riconosce la voce della madre, ma anche quella del padre, i suoni presenti nel corpo materno (respiratori, gastrointestinali, battito cardiaco…) e quelli provenienti all’esterno, anche se filtrati dal liquido amniotico. Il feto non riconosce le singole parole, ma percepisce la “musica del linguaggio”, cioè l’ altezza, l’intensità, il  timbro, la  durata dei suoni emessi. Questi danno il vero significato ad una frase parlata:  anche se il bambino non comprende il significato delle parole, ne può percepire il suo significato più profondo. L’essere cullato, dondolato e l’elemento canto sono per lui fonte di sicurezza e contenimento, perché riconosciuti. L’elemento ritmico-sonoro è  quindi un fattore portante dell’attaccamento , cioè di quel rapporto primario che si crea tra madre e figlio, che sta alla base di uno sviluppo sereno ed equilibrato dell’individuo.

Le sedute di Musicoterapia in gravidanza, con cadenza settimanale, possono iniziare da quando la mamma sa di essere incinta. Il percorso inizia con una conoscenza più approfondita della madre, del proprio corpo, dei propri vissuti, emozioni, per poi raggiungere la fase relazionale, l’improvvisazione musicale dedicata al bambino. Inizialmente si definisce un colloquio conoscitivo con la gestante al fine di per poter reperire informazioni dettagliate riguardo al suo vissuto sonoro-corporeo musicale, i suoi gusti musicali, le sue attitudini, l’importanza dell’elemento sonoro e del canto in famiglia e le sue aspettative rispetto a questo tipo di percorso. Il lavoro proposto si indirizza in due fasi: nella prima parte (fino alla 14sima settimana di gestazione circa ) la mamma è concentrata su se stessa, in cui l’elemento sonoro-corporeo-musicale permette di mettere in gioco più facilmente i vissuti e di elaborarli senza dover parlare di episodi sgradevoli, vissuti ed emozioni difficili da spiegare verbalmente. Si esplorano gli strumenti musicali e si ricerca il “proprio”, quello che probabilmente sarà l’oggetto intermediario prima con il Musicoterapeuta e di conseguenza con il bambino. E’ attraverso il dialogo sonoro che si instaura un rapporto di fiducia con il terapeuta, una base per la relazione.

Dopo questa fase importante, vi è la seconda (fino alla 35° settimana di gestazione circa), in cui arriva il momento in cui la mamma percepisce il suo bambino e “dialoga con/per lui”. Il ruolo del Musicoterapeuta è quello di sostenere i momenti di improvvisazione musicale, facilitando la relazione tra madre e bambino, in particolare  incentivando l’ uso più consapevole della voce e del corpo a disposizione della donna per comunicare con il proprio figlio, che del resto la accompagnano nella vita quotidiana. La futura mamma si prepara ad entrare in contatto con il bambino, abituandosi ad ascoltarne le azioni-reazioni motorie in risposta al suono della sua voce o della musica improvvisata al momento, ascoltando sé stessa; ciò rappresenta per lei anche un momento intimo, non solo di condivisione delle esperienze e di rilassamento, ma anche di comunione e contenimento delle paure, ansie,  che in questo delicato periodo la accompagnano.

Collegati all'improvvisazione libera, vi sono alcune attività, che servono alla gestante per focalizzare l’attenzione su particolari contenuti, e che sono poi rielaborati nell’improvvisazione. Queste attività, oltre  a creare l’importante legame “genitori-bambino”, sono anche un modo per far collaborare e rendere partecipe il futuro papà del percorso della compagna, e per condividere  vissuti emozionali. Negli incontri di gruppo si canta e si danza per il proprio bambino, si sperimentano tecniche di "coccole sonore" (massaggi e coccole per il piccolo in grembo),si imparano alcune tecniche vocali e respiratorie per ridurre il dolore durante il travaglio,  si attivano momenti di rilassamento attraverso l’ascolto musicale, si creano insieme delle piacevoli “ninna nanne- canzoni” da proporre al nascituro dopo il parto, per farlo calmare e addormentare e per rievocare il meraviglioso "re-incontro" con mamma e papà.

 

Eleonora Morino, Musicoterapeuta, Referente Scuole Artedo di Arti Terapie di Milano e Novara

 

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